Articolo 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Quando, settant’anni orsono, madri e padri costituenti scrissero i principi fondamentali della carta, ben avevano in mente cosa volesse dire la parola guerra, e cosa questa comportasse per le nazioni ed i popoli.

Oggi, nonostante una propaganda subdola che cerchi di spacciare i conflitti come “necessari” o peggio ancora come salvifici per le persone, propaganda che prosegue indisturbata da decenni, il significato della parola guerra è cambiato solo in peggio; chiedete a chi la guerra la vede direttamente, o a chi la vive o l’ha vissuta.

E di fronte alla guerra, ordinata dal dittatore Erdoğan, che è stato amico di tutti i potenti degli altri governi fino al giorno prima, quando la guerra faceva a loro comodo per consolidare od accrescere il loro potere, sentire i distinguo e le dissociazioni e le condanne di questi ultimi fa veramente comprendere quanta ipocrisia ci sia nella gestione del potere.

E quanto poco impegno ci si stato, da parte di tutti noi, a far si che l’attuazione dell’articolo 11, della Costituzione nella sua interezza, del sogno europeo si realizzasse.

Siamo comunque in tempo, numerose sono le voci, oggi come ieri, che fanno sentire la parola pace forte e chiara. Devono solo aumentare di numero, devono venire da tutti .

Facciamo in modo che sia chiaro ciò che vogliamo dai nostri rapprsentanti. Aggiungiamo la nostra, aggiungete la vostra voce, diamoci da fare, alzate il volume.

No alla guerra!

Gentile Onorevole Di Maio …

Gentile on. Di Maio,

Sono passati meno di due anni dalla vittoria del NO nel referendum costituzionale, col quale gli Italiani bocciarono a larga maggioranza un nuovo tentativo di stravolgere il sistema istituzionale che, pur con le sue imperfezioni, ha garantito per oltre settanta anni l’assetto democratico del nostro Paese.
Di quella battaglia vincente aderenti ed elettori del M5S furono protagonisti al pari di tanti altri cittadini, spesso organizzati in Comitati trasversali e unitari, che per la difesa della nostra Costituzione trovarono un comun denominatore e superarono diversità di vedute su altri temi.

Non è improprio pensare che quella esperienza abbia contribuito alla crescita dei consensi registrata dal Suo movimento lo scorso marzo.

Quella ‘riforma’ (come quella berlusconiana del 2005, anch’essa cancellata dagli elettori e dalle elettrici nel 2006) aveva fra i suoi punti focali la contrazione del ruolo del Parlamento per concentrare più ampi poteri nell’Esecutivo; questo veniva ottenuto con la cancellazione della rappresentatività del Senato e con interventi che modificavano l’iter legislativo. Veniva ridotta anche l’autonomia degli organi di garanzia (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale), che erano di fatto scelti dal partito di maggioranza, frutto di una legge elettorale dichiarata poi incostituzionale.
L’autonomia dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giurisdizionale) e la rappresentatività del Parlamento costituiscono le fondamenta del nostro sistema istituzionale, che individua nel ‘popolo’ il detentore del potere (art. 1 Cost.).

Questi richiami giustificano la sorpresa e la preoccupazione con cui in queste settimane molti cittadini (fra i quali non pochi elettori del Movimento) stanno accogliendo alcune vostre iniziative. Fra queste le proposte (formulate dall’onorevole Fraccaro) di riduzione del numero dei parlamentari per motivi economici (allentando ulteriormente il rapporto di rappresentanza con gli elettori) e l’introduzione di un referendum propositivo, le cui modalità (in particolare la mancanza di un quorum di validità) potrebbero far prevalere la volontà di una esigua minoranza su quella del Parlamento (rappresentativo dell’intero corpo elettorale), in nome di una ‘democrazia diretta’ che presenta aspetti non tranquillizzanti nella nostra società caratterizzata da forti limiti al pluralismo dell’informazione.

Ancora più allarmante è stata poi la richiesta di un esponente non trascurabile del Movimento di ridurre i poteri dei Presidenti della Repubblica (anche quelli futuri), i cui interventi sul piano della correttezza costituzionale sono stati invece tante volte invocati e in alcuni casi hanno evitato clamorosi incidenti (Basti pensare ai rapporti fra il presidente Scalfaro e Berlusconi).

Gentile on. Di Maio,
nel nostro Paese stanno crescendo forti tensioni, anche per alcune scelte dell’attuale governo sui temi dei diritti civili, della equità e della solidarietà sociale, cui fa riferimento il secondo comma dell’art. 3 della Costituzione. Solo il ritorno alla difesa dei Principi costituzionali e la scelta della loro attuazione come prospettiva politica può recuperare quel clima di serenità e di dialogo indispensabile in un momento di discontinuità sul piano politico che, invece di aprire nuovi orizzonti, presenta rischi oggettivi di riportarci indietro di un secolo.
In questo quadro l’introduzione di modifiche della Carta non appare una priorità e può solo distrarre l’opinione pubblica da temi ben più urgenti. Fra questi, rimanendo in ambito istituzionale, sicuramente l’approvazione di una nuova legge elettorale che restituisca al Parlamento la piena rappresentatività e ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, e i rischi per l’eguaglianza dei cittadini derivanti dalla concessione di maggiori ‘autonomie’ regionali su temi sensibili come l’istruzione e la salute.

Grazie per l’attenzione che vorrà concedere a queste riflessioni.

Per la Rete per la Costituzione:

Francesco Baicchi, coordinatore (baicchif@gmail.com, cell. 3483828748)
Renzo Barbaro, La Spezia
Beatrice Bardelli, Pisa
Rosanna Cavazzini, Rovigo
Viola Chiereghin, Rovigo
Dario Guastini, Pistoia
Gianni Marchesini, Rovigo
Silvano Martini, Faenza
GianLuigi Melandri, Bagnacavallo
Cinzia Niccolai, Firenze
Roberta Nicoletti, Lucca
Guido Pietropoli, Rovigo
Ivaldo Vernelli, Rovigo
Stefano Volante, Milano

Per l’associazione Officina (info@associazioneofficina.it):

Francesco Briganti
Raffaele Gariboldi
Giuliano Maglieri
Renza Sasso

 

Grillo: attacco alle istituzioni

” Ieri Grillo ha esortato a sminuire i poteri del capo dello Stato. Evidentemente non coglie l’impianto generale proveniente dalla Costituzione e i rischi che si corrono quando si toglie una gamba a un tavolino: non sta più su. ” (R. Sasso)

 

Ho votato 5 stelle alle ultime elezioni!.

 L’ho fatto nonostante da anni andavo scrivendo della impossibilità materiale che corpi dati per morti, destra e sinistra, invece esistendo potessero coesistere nello stesso movimento; nonostante, inoltre ed ancora, lì dove la destra ha forza e potere per agire, lo stiamo vivendo, avesse sempre preso il sopravvento sugli eventuali compagni di cordata;

 l’ho fatto giacché ero convinto che i 5S fossero, e lo sono ai giorni nostri, una sorta di CHEMIO DELLA POLITICA ad esserne un paliiativo e non una terapia risolutiva;

 l’ho fatto, infine, perché ERO CERTO, IN QUESTO SBAGLIANDO, che di fronte allo sfascio del Paese le sinistre, LE SINISTRE!,  MA CI RENDIAMO CONTO DELL’ASSURDO DEL PLURALE?, riuscissero a trovare una via di intesa che le portasse, senza se e senza ma, ad una riunificazione per il bene di una base che, non sapendo più a che santo votarsi, andava migrando per ogni dove.

 Tutto questo scritto, detto e ripetuto ABBONDANTEMENTE PRIMA  del 4 marzo ultimo scorso.

 Ai giorni nostri stiamo vivendo quello sfascio annunciato; stiamo guardando senza vederla l’ascesa, in funzione di una rapidità geometrica, di un consenso paragonabile solo a quello delle pecore dietro il montone a guidare il gregge: le parole di Grillo, in questo ultimo e particolare frangente, non sono  che la dimostrazione sfacciata di un potere conscio di sé stesso, conscio della inutilità di una opposizione a parole e del tutto inesistente nei fatti.

Grillo, però, è un colpevole innocente; Lui è solo un OSSIMORO POLITICO la cui responsabilità è tutta di chi dovrebbe fare la qualunque per arginarne i modi ed il fare ed invece si genuflette su sé stesso nell’attesa di un miracolo a mostrasi che faccia per quel CHI quello che QUEL CHI DA SOLO (SOLI?, VISTE LE TANTE SINISTRE?) NON RIESCE A FARE.

Dunque di che cosa ci si occupa e preoccupa?.

Davvero stiamo qui a discutere, e magari io a scrivere, su cose che vengono dette e scritte, ma non vengono ascoltate e/o lette rispettivamente quando, seppure lo fossero, lascerebbero il tempo trovato?.

 Davvero lo stiamo facendo mentre altri, ben più pratici di noi, hanno preso terreno sul territorio sostituendo, NEI FATTI, quella coralità di partecipazione che faceva delle sezioni di partito, il Pci e gli altri prima che divenissero diecimila,  un punto di aggregazione e confortoche se non materiale, non sempre era possibile, almeno era quel porto sicuro in cui sentirsi amico, fratello, COMPAGNO ( cum panis) di qualcun altro nelle stesse condizioni di idea, ideali e sostanza?.

 

Siamo al punto zero in cui non SERVE PIU’ DISCUTERE, organizzare tavole rotonde, precedute o no che fossero da conviviali adunate; Siamo al punto limita dal quale bisogna ripartire adendo le piazze; radunando TUTTE LE IDEE ED I COMPAGNI che vivono lo stesso disagio di fronte a chi di quel disagio fa arma di crescita e consenso per smarrimento; siamo al punto in cui o si sceglie la lotta: democratica, civile, ad oltranza affrontando problema per problema con fermezza determinazione e risoluzione OPPURE  lasciar perdere spingersi nel più vicino mercatino del nuovo o dell’usato, ciascuno secondo il proprio portafogli, e scegliersi la casacca che più probabilmente si dovrà ad indossare nei futuri, quanto prossimi ognuno decida da Sè, SABATO FASCISTA.

 Per quanto mi riguarda, i compagni, si può ancora usare questa parola?, ora a leggermi me lo hanno sentito argomentare anche sin troppe volte per poter dire che si meravigliano, oggi, di quanto sta succedendo.

 

Si!; io ho votato 5S; ma io speravo nell’intelligenza di RIFONDAZIONE, DI LEU, DI PAP, DI POSSIBILE, DI FUTURA, DEL NUOVO PCI, DI SINISTRA ITALIANA, DEI COMUNISTI ITALIANI, DEI NUOVI SOCIALISTI, DI DIEM 25 e  chi più ne ha più ne aggiunga.

 Ho sbagliato?; certamente SI’, ma non solo nelle’espressione di voto!.

Il futuro sta a noi come la pioggia all’inverno e se non riusciamo, PER STUPIDITA’ ED INCAPACITA’ AD ESSERE OMBRELLO …

 non possiamo, poi, prendercela con la pioggia!.

francesco briganti