Un nuovo linguaggio, per una nuova politica

Da anni, i politicanti di professione parlano in modo rozzo e becero, usano insulti, fanno errori grammaticali, sbraitano. E soprattutto parlano poco di ciò che è necessario fare, di quel che serve al paese e alle persone, riservando molto del loro tempo a diffondere messaggi contro.

Adesso l’apoteosi è compiuta: il linguaggio da rutto impera, l’insulto è regola, la denigrazione dell’altro un merito, e tutto ciò alimenta l’odio e la contrapposizione, generando scontri che avvelenano la vita quotidiana, l’italiano contro lo straniero, il disoccupato contro il lavoratore.

Io non sono così. E non voglio parlare in questo modo.

Voglio parlare in modo diverso, e di quel che ha politicamente senso. Di scuola, lavoro, ambiente, università e ricerca, corruzione e mafie, sanità, benessere delle persone, diritti. E “parlare di” significa – banalmente – impegnarsi per arrivare a governi, locali, nazionali, europei, che usino risorse per risovere i problemi, per fare le cose importanti.

Voglio parlare di ciò che conta, senza insultare nessuno, e possibilmente far capire che, nella maggior parte dei casi, ciò che finora è stato detto dai governanti di turno è solo propaganda.

Sono convinto che, per cambiare veramente le sorti di questo nostro malandato paese, sia necessario anche partire da qui: dall’uso di un nuovo linguaggio, per creare una nuova politica.

Una politica a favore delle persone.

Sanità fantastica e dove trovarla

Gentile Assessore della regione Toscana per:
• Diritto alla salute. Politiche per la promozione della salute, la prevenzione, la cura e la riabilitazione
• Organizzazione e programmazione del S.S.R.

E p. c. (in ordine di vicinanza in Km dallo scrivente)
Sindaco di Pescia (PT)
Presidente della Regione Toscana
Presidenti dei Gruppi politici regionali
Presidente della Repubblica
Presidente del Senato
Presidente della Camera dei Deputati
Presidenti Gruppi parlamentari del Senato
Presidenti Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati
Ministero della salute

E p. c. (in ordine di segnalibro indicato sul mio pc)
Il Fatto Quotidiano redazioneweb@ilfattoquotidiano.it
Repubblica repubblicawww@repubblica.it
La Stampa publiceditor@lastampa.it
Il Tirreno laposta@iltirreno.it
La Nazione online@quotidiano.net

Gentile Assessore,
ho deciso di rubarLe dieci minuti. Commetto questo furto perchè mi sento come una formica: senza voce.

Mai suono è uscito da un formicaio ed è per questo che silenziosamente scrivo perchè ho la certezza che il suono della mia voce non le arriverà mai e mi rimane solo la speranza che forse leggerà le mie parole.

Scrivo alle Istituzioni e non a coloro che le occupano perchè le persone cambiano, ma l’obbligo dello Stato di garantire i diritti di tutti rimane immutato nel tempo. Per conoscenza invio questa mia anche agli eletti da tutti che con il loro fare o non fare determinano se il formicaio sta bene o male.

Dai destinatari di questa missiva sono volutamente esclusi:
– il Presidente della provincia, di Pistoia in questo caso, perchè una brutta riforma l’ha dequalificato al ruolo di uomo di paglia di chi lo nomina e non più rappresentante del territorio al quale appartiene;
– i responsabili dell’ASL e Società della Salute, nominati da coloro che sono stati eletti, che, come i bravi di Don Rodrigo, devono solo garantire il risultato.

Prego coloro che intendessero pubblicare questa mia, in tutto o in parte, di omettere le mie generalità poiché ho sempre sostenuto che non è importante chi scrive, ma quello che viene scritto.

Come dicevo, ho deciso di rubarLe dieci minuti perchè Lei mi è debitore e sono qui a vantare il mio credito.

Abito in Valdinievole (provincia di Pistoia) e da quasi tredici anni devo esercitare il mio diritto alla salute più spesso della maggioranza dei miei concittadini: utilizzo i servizi che Lei organizza e ne farei volentieri a meno, ma proprio non posso.

In questi tredici anni, e forse già da prima, il cantiere della sanità non ha mai trovato un momento di pace e ogni innovazione si è sempre tradotta in un peggioramento di quello che c’era in precedenza.

Voglio evidenziare quello che mi costa la Sua organizzazione misurando il tempo che impiego per accedere alle prestazioni che mi sono necessarie.

Sono fortunato perchè rivolgo questa breve e incompleta disamina a chi, negli ultimi venti anni, ha occupato e occupa la cabina di regia dell’organizzazione sanitaria toscana per cui non si potrà ricorrere alla stucchevole filastrocca “la situazione attuale è determinata da quelli che c’erano prima”.

In questa mia non Le chiederò conto del disastro della sanità toscana misurato dal “IlSole24ore” e del silenzio sotto cui è passata questa notizia: non le chiederò nemmeno conto dell’entusiasmo di non molto tempo fa quando fu comunicato come il nostro sistema sanitario regionale fosse risultato performante secondo i LEA senza spiegare bene né cosa fossero né quanto quel successo era costato in termini di
sofferenza delle persone.

Parlerò, evitando di monetizzare in ragione dei periodi sottratti al lavoro, di quella quantità di tempo impiegata e sottratta al vivere semplicemente la vita da una miriade di cose grandi e piccole che la disorganizzazione impone.

Voglio ricordare che esiste anche un tempo ancora più prezioso che è quello non nostro che viene prestato in silenzio e con generosità da coloro che si prendono cura degli infermi e delle persone anziane.

1- IL PIANO TERAPEUTICO
All’inizio del mio “percorso sanitario” il medico dell’ospedale compilava il piano terapeutico che era necessario per accedere a determinati farmaci sia come quantità che per durata della cura (al massimo un anno ed è rinnovabile). Ovviamente questo inutile adempimento riguardava e riguarda solo farmaci che hanno un costo elevato (un esempio per tutti è il clopidogrel).

Con il piano terapeutico redatto dallo specialista mi recavo nella farmacia interna dell’ospedale dove mi veniva consegnato il farmaco per tutta la durata del piano: tempo impiegato un’ora.

Da qualche anno, invece, la procedura è cambiata ed è il medico di famiglia che fa la prescrizione dopo aver ricevuto dal paziente una copia del piano terapeutico: con la ricetta il farmaco si ritira in una qualunque farmacia.

Oltre al risibile costo della fotocopia e senza considerare il tempo necessario per tarsi fare il piano terapeutico, per reperire i farmaci devo recarmi più volte all’anno dal medico che mi prescrive le confezioni della medicina che può prescrivermi, poi vado in farmacia: con questa bella novità oggi spreco sei ore all’anno.

2- I FARMACI DISPENSATI DIRETTAMENTE DALL’ASL
Alcuni farmaci sono dispensati direttamente dall’ASL (quelli che costano cari tanto per intenderci) e la loro introduzione, sicuramente, è stato un beneficio per le esauste casse della sanità pubblica, ma è uno spreco di tempo che grava tutto sull’assistito.

Funziona così:
– il medico di famiglia fa la prescrizione per non più di 4 confezioni del farmaco per volta;
– la prescrizione è sulla “ricetta rossa”. Si potrebbe pensare che non vi sia differenza tra l’utilizzo di un tipo di ricetta (la rossa) e l’altro (quella bianca), ma non è così poiché la bianca, a differenza di quella rossa, può essere inviata per e-mail al paziente direttamente dal software del medico (lo fanno più o meno tutti);
– con la ricetta rossa si va in farmacia e si prenota il farmaco;
– il giorno dopo si torna in farmacia e si ritirano le medicine che nel frattempo sono state approvvigionate dall’ASL e non nella quantità prescritta (4), ma per un massimo di 2 pezzi, gli altri te li danno dopo un po’ (non mi dilungo sul significato strettamente economico di questo comportamento, ma se ne intuisce la motivazione).

Tutto questo va e vieni costa sei d’ore di tempo l’anno.

3- ESAMI E CONTROLLI
Devo farle esami e i controlli con regolarità, se tutto va bene solo una volta all’anno.

Per le analisi del sangue la situazione è molto cambiata passando dall’oggi fai il prelievo e domani hai i risultati (per certi dosaggi anche la mattina stessa), all’oggi fai il prelievo, poi arriveranno le risposte.

Interessante anche l’innovazione che da qualche anno regola i rapporti finanziari con il paziente: si è passati dal “quando vieni a prendere le risposte ci porti la ricevuta del pagamento del ticket” al “caccia i soldi altrimenti non ti metti neppure seduto” o, in alternativa, “dacci la pecunia o hai sprecato un buco”.

Pagare non è sempre facile e può accedere che la macchinetta o non funziona o, poichè non prende i contanti, non hai il bancomat (non te lo sei dimenticato, proprio non ce l’hai ) .

Si attiva l’insolito pellegrinaggio laboratorio-tabacchino, tabacchino-bancomat (alcuni prendono solo contanti e tu hai la carta perchè sapevi che serviva quella), bancomat-tabacchino-laboratorio e, forse, prelievo se concludi le procedure di pagamento entro il termine di chiusura del laboratorio.

Gli antichi sostenevano che “Pecunia non olet”, secondo i moderni, invece, deve puzzare parecchio se si sono presi la briga di inventare un sistema così faraginoso o, molto più semplicemente, le ragioni di risparmio dell’ente prevalgono sul disagio consapevolmente arrecato alle persone.

Che dire del rapporto umano con l’operatore socio-sanitario? A volte si fa fatica a capire se il tempo che dedicano a compiere il lavoro per cui sono pagati lo considerino ben speso o sottratto a quello dedicato ad altre attività.

Se prima era solo il pubblico che operava oggi vi si affianca o è sostituito dal privato, ma il servizio è decisamente peggiorato. Probabilmente uno degli scopi dell’innovazione era quello di privilegiare il profitto di pochi.

Gli accertamenti diagnostici, invece, sono nel marasma più completo. Prima concordavo direttamente con il reparto del quale sono ‘cliente’ (parlando di sanità la parola ‘cliente’ è ripugnante, si dovrebbe dire ‘paziente’, ma in quel modo erano definite, in una brochure di un reparto dell’ospedale di Pescia, le persone che vi si
recavano per le cure) e in una sola volta facevo tutto quello che era necessario.

Da qualche anno, invece, programmare i controlli con il reparto non è più possibile, ma devo prenotarli in due volte, una per ogni gruppo di accertamento, salvo le integrazioni del caso.

Questa è la procedura che va seguita:
– il medico di famiglia prescrive quanto necessario;
– si telefona al TELECUP per fare le prenotazioni………, ma non rispondono, mai, a volte è occupato, a volte squilla e parte il disco con le istruzioni e poi cade la telefonata, a volte quando speri di avercela fatta cade la telefonata;
– allora si va al CUP dell’ospedale, si prende il numero e vedi che ci sono 104 persone prima di te; una mattinata persa;
– se va bene si prenota, ovviamente in giorni diversi, se va male, per tutti o solo per alcuni esami, non puoi far nulla perchè o non c’è l’agenda o non è nota la disponibilità e per fare la prenotazione devi ritornare quando ti dicono loro, forse.

I tempi imposti dalla regione per l’esecuzione degli accertamenti sono puramente aleatori e se fosse per me li abolirei per evitare la sgradevole impressione di essere preso in giro quando vedi che la data della prenotazione è un multiplo di quella legalmente prevista.

Tempo perso circa due mattinate (se riesci a fare le prenotazioni necessarie in una volta sola) tempo impiegato otto ore.

4- LE VISITE URGENTI
Non capiti mai che ci sia la necessità di fare degli accertamenti urgenti.

Per ovviare ai tempi biblici di attesa per le visite e accertamenti diagnosti ci si è inventati la cosi detta “priorità” delle prestazioni che possono essere;
– U -Urgente (da fare entro 72 ore);
– B -Breve (da eseguire entro 10 giorni);
– D -Differibile (da eseguire entro 15/30 giorni per le visite o 60 giorni per gli accertamenti diagnostici);
– P -Programmata (Da eseguire entro 120 giorni),

Detta così potrebbe sembrare anche una buona cosa, in realtà è un meccanismo cattivo nel quale diventi un pezzo di carne da spostare a piacimento dell’azienda e che risponde a una logica perversa per la quale ti mancheranno le cure migliori quando ne avrai maggior bisogno.

Vediamone alcuni effetti:
A- ti senti male o nasce il sospetto che si possa essere affetti da un patologia importante e quindi c’è la necessità di fare degli accertamenti in tempi brevi o brevissimi. L’urgenza la puoi spendere solo all’interno della tua ASL per cui l’accesso alle cure migliori dipende solo dal fattore fortuna: se nell’area vasta dell’ASL dove risiedi esistono le competenze necessarie e le migliori per affrontare e risolvere il tuo caso ti puoi curare bene, altrimenti porta pazienza e ti metti in fila dove credi sia meglio per te con i tempi biblici delle prenotazioni ordinarie o paghi.

B- sei in cura presso una struttura pubblica (per esempio una clinica universitaria) che non è nella tua ASL perchè hai una patologia particolare. Se è necessaria una vista urgente relativa alla patologia da cui sei affetto non ti puoi rivolgere là dove ti curano e sanno quel che hai, ma la tua richiesta viene evasa nella tua ASL da medici che magari non hanno il bagaglio di conoscenze necessario per affrontare il tuo malanno e che sicuramente non ti hanno mai visto.

C- le visite con priorità vengono eseguite nell’area vasta della tua ASL quindi non importa se e quanto ti senti male, sei un pacco e puoi essere sbattuto in un qualsiasi presidio, pubblico o privato, che va, nel mio caso, da Pescia a Firenze, da tutta la montagna pesciatina e pistoiese fino al confine con il bolognese, da Prato fino a Empoli.

Si è dato un ordine al disservizio violando il diritto di ciascuno di farsi curare dove vuole.

L’alternativa sarebbe stata quella di organizzare e investire sul serio nel servizio sanitario nazionale per far sì che le attese divenissero ragionevoli senza che nessuno potesse trarre profitto dalla sofferenza altrui, ma ha prevalso la logica mercantile sui diritti delle persone.

In questi giorni il medico mi ha prescritto un esame con priorità B.

Mi reco al CUP per fare la prenotazione; è tardi e siamo 4 gatti e dopo 5 minuti di attesa mi approccio all’operatore (chissà se si chiamano cuppisti) il quale vede la prescrizione e sussurra un ‘seee’ e sul momento non capisco se si riferisce a me, se parla tra se, se cerca di mandarmi un messaggio e non può farlo in modo esplicito.

Il cuppista mi arringa con “si va più in là, il primo agosto presso ….(centro privato)”: mi sta bene tutto, ma se nel rivolgerti a me parti sulla difensiva e applichi la regola che ‘la miglior difesa è l’attacco’ già mi comunichi che lo sai di essere nel torto e che c’è qualcosa che non torna.

Faccio notare che il ‘più in là’ corrisponde a 42 giorni, quattro volte e un pezzettino in più rispetto alla previsione normativa: dopo una breve interlocuzione sulla quale sorvolo, l’operatore telefona a non so chi e la prenotazione si fa per il 24 giugno (tre giorni dopo) alle 20:30 presso una struttura privata di Scandicci che dista appena 120 km e 200 metri, andata e ritorno, da casa mia (vedi le mappe di google).

Costo 3 ore in una volta sola (con traffico e autostrada favorevole), benzina, pedaggio e una botta di caldo che te la raccomando, ma quando hai bisogno fai, taci e ingoi il boccone amaro.

Mi fermo qui perchè segnalare quanto mi costano in tempo altre ‘anomalie’ sarebbe facile e non voglio entrare nel merito di questioni tipo la modalità cervellotica con cui si svolgono i rapporti tra gli operatori di ciò che organizza Lei e i “clienti” ai quali appartengo io o sulla volatilità di certe regole che oggi ci sono, domani no, tra qualche giorno forse ci saranno di nuovo, ma un po’ diverse poi chi vivrà vedrà.

Bene, ora facciamo i conti.

Quest’anno fino a oggi ho già speso 23 ore: facendo una media per difetto nei precedenti dodici anni posso calcolare di aver impiegato almeno altre 260 ore per un totale di 283 che Lei ad oggi mi deve perchè sono il tempo che ho sprecato per l’inefficienza del sistema.

Si sa che per tutti il tempo è una quantità finita e variabile, ciascuno ha il suo, per questo che sprecarlo non è mai una buona cosa, ma se te le fanno sprecare è anche peggio.

Mi permetta una divagazione, ma oso, come si dice, ora o mai più.

Dai giornali ho appreso che una persona uscita dal pronto soccorso di Pistoia ha trovato scritto sui documenti della dimissione la simpatica frase “Desideriamo renderla partecipe del fatto che il servizio sanitario nazionale ha impiegato euro 264 per il suo percorso di cura” e che, a tacitazione di tutti coloro che a vario titolo si sono risentiti di questa novità, la stampa locale ha riportato quando da Lei dichiarato: “la Regione vuole informare il cittadino dei costi sostenuti per la sua salute, anche in nome della trasparenza.
Estenderemo questo sistema a tutti gli ospedali” .

Ritengo che ogni iniziativa tesa a rendere trasparente ciò che viene fatto sia sempre lodevole a patto che il principio si applichi a tutta l’attività svolta e non riguardi solo alcuni particolari.

Una frase siffatta non rende trasparente nulla (lo dice anche lei nella dichiarazione giornalistica dove campeggia un “…, anche in nome……”), ma più cinicamente sottende un laconico “visto quanto ci sei costato!?”.

In realtà quella persona era in ospedale per esercitare il proprio diritto alla salute che Lei e le strutture che lo Stato ha creato dovete garantire: siete lì solo per quello.

Se così è la questione cambia perchè l’interessante non è quanto costa il percorso di cura, ma se per adempiere alla missione che le è stata affidata è stato celere, risolutivo, se le sofferenze sono state lenite in tutti i modi possibili senza lesinare sulle cure, se tutto è avvenuto nel rispetto della persona malata e dei suoi parenti e, anche, se le risorse finanziare a disposizione le ha impiegate bene o male: queste le questioni che
meritano trasparenza e non altro.

Siamo giunti alla fine: lo sa qual è la cosa comica? Entrambi siamo consapevoli che il debito non verrà mai onorato perchè è impossibile farlo e che tutto continuerà ad andare come sempre e, sicuramente, anche peggio.

Ho deciso di investire alcune ore della mia vita in questa farneticazione perchè secondo me andava fatto, se sei un senza voce non ti rimane che scrivere per cercare di far conoscere il tuo pensiero.

Se con questa mia riuscirò a stimolare anche altri a fare altrettanto (intendo scrivere e non postare che è cosa assai diversa: oggi tutti postano, ma nessuno scrive più), per me sarà una bella soddisfazione.

Il potere è sordo, forse sa leggere.

Cordiali saluti

ABC Acqua Bene Comune

Mercoledi 20 marzo in prima serata ore 21.15 ritroviamoci tutti al

Circolo ARCI di Margine Coperta
Via Primo Maggio 47, Massa e Cozzile (PT)

Per parlare di ACQUA BENE COMUNE cioè dell’ABC della politica. Partecipa, parliamone insieme a

  • Tommaso Fattori – Consigliere Regionale, fra i Membri fondatori del Forum Movimenti Per l’Acqua, e promotore della legge regionale sui Beni Comuni
  • Rosanna Crocini – Presidente del Comitato Acqua Bene Comune di Pistoia e della Valdinievole
  • Giuliano Maglieri – Presidente di Officina

Insieme si può!

Da sempre crediamo nella possibilità di unire fra loro le forze politiche, le associazioni e soprattutto le persone che condividono i valori comuni della sinistra, come il rispetto della Costituzione, il lavoro, la scuola, la salute e la sanità pubblica, la tutela dell’ambiente e la cura del territorio, il pacifismo, l’accoglienza, la cultura, la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale.

E’ la parola sinistra che contraddistingue il nostro impegno e la nostra azione, ciò che ha fatto un certo “centro-sinistra” negli ultimi anni è cosa ben diversa. Come diverso è il nostro pensiero e l’idea che abbiamo della società da quella della destra, soprattutto di quella dai tratti decisamente fascisti che ora è propagandata anche (e soprattutto) da esponenti del governo, che evidentemente non hanno rispetto per le istituzioni che rappresentano.

E allora iniziamo dal nostro territorio, da casa nostra, a dire che insieme si può. Insieme a Diem25 Pistoia, L’Altra Sambuca, Liberi e Uguali, Possibile, Sinistra Italiana, Sinistra Unita per Montale, Rifondazione Comunista stiamo costruendo un percorso, nel quale vogliamo coinvolgere quante più persone possibile, che porti ad un’azione comune, contro la disgregazione sociale, il razzismo e il sessismo, contro la povertà e le disuguaglianze, contro i privilegi e le ruberie, in una parola: di sinistra.

Il nostro obiettivo è anche quello di diffondere questo messaggio, affinché altri seguano il nostro esempio, sperando di essere contagiosi. Insieme si può, basta fare ognuno un passo verso l’altro, tendere una mano, ricordarsi di essere compagni nel sostenere una comune lotta, per un domani migliore.

Ci vediamo per un primo appuntamento Giovedì 28 Febbraio 2019 alle 21.00 al Circolo di Margine Coperta.

A Sinistra – Insieme si può

Libera manifestazione di pensiero

Comunicato

Il giorno 28 dicembre 2018 a Pistoia, una attivista della Alleanza Beni Comuni di Pistoia è stata multata dalla Polizia Municipale del Comune per violazione dell’art. 16 del Regolamento comunale di Igiene: stava distribuendo volantini per pubblicizzare il convegno “LA TERRA GRIDA!“ contro l’uso/abuso di pesticidi e fitofarmaci in agricoltura, visti i danni provocati ad ambiente e salute.

Quello che a prima vista potrebbe apparire solo uno spiacevole episodio, in realtà è una grave violazione di un principio costituzionale (art. 21 “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”) nonché di leggi e trattati internazionali di tutela della libertà dell’individuo.

Stupisce anzitutto la presenza e l’ispezione della Polizia Municipale, i cui agenti normalmente intervengono a seguito di precisa segnalazione da parte di singoli cittadini o autorità; ci chiediamo se qualcuno si sia sentito minacciato in qualche modo.

L’articolo del regolamento d’igiene di cui è stata contestata la violazione recita:

Art.16 (Divieto distribuzione ed applicazione volantini pubblicitari) E’ vietato il gettito, la distribuzione manuale e l’applicazione sulle auto di volantini e di qualsiasi materiale cartaceo di tipo pubblicitario-commerciale.”

La ratio dell’articolo è chiaramente quella di evitare che i volantinaggi per scopi pubblicitario-commerciale si trasformino in cartaccia gettata per terra: una sanzione, quindi, che punisce un comportamento contrario a quello di chi, associazione e attivista, avversa l’inquinamento in tutte le sue forme con una quotidiana attività sul territorio.

I nostri amministratori sanno bene poi che la Corte Costituzionale ha stabilito che non può essere assimilata a pubblicità commerciale la propaganda ideologica o politica, che di conseguenza non è suscettibile di imposte sulle affissioni, né di particolari limitazioni come previsto dall’articolo 21 della Costituzione.

Pertanto chiediamo all’amministrazione comunale di Pistoia di esprimersi in merito: si è trattato di un errore o di una precisa volontà di limitare la manifestazione di un pensiero?

Associazione Officina

Link al documento: comunicato

La CEI ed i (nuovi) fascismi

Leggo una recente notizia di cronaca locale pistoiese, ripresa anche dalla stampa nazionale: il parroco di San Piero Agliana don Tofani durante l’omelia cita un passo evangelico, e afferma che la legge sui migranti del cosiddetto “decreto sicurezza” è in constrasto con il Vangelo stesso – semplifico, e me ne scuso anticipatamente.

Subito arriva una risposta da parte di Manuel Vescovi, senatore leghista e figura di riferimento del suo partito in Toscana, che da cristiano e cattolico praticante quale si professa, si dichiara basito dalla presa di posizione del parroco – ancora, semplifico e ancora me ne scuso; per i dettagli rimando agli articoli di giornale ed ai comunicati stampa.

Fino a qui, nessuna novità: da oramai un po’ di tempo a questa parte siamo abituati a sentire, da parte di leghisti, di nuovi e vecchi fascisti, che la vera interpretazione del cristianesimo e soprattutto del cattolicesimo è diversa da quella che dànno i preti (alcuni in particolare). E’ sempre successo, anche con altri al governo prima di loro.

Militanti di Forza Nuova (meglio: “forza vecchia”) che controllano don Massimo Biancalani a che celebri la messa secondo i dettami di Santa Romana Chiesa, lo stesso Matteo Salvini che polemizza con Biancalani anche da quando è Ministro dell’Interno perché secondo lui non è un buon prete cattolico, ancora Salvini che dichiara che Famiglia Cristiana è un giornale di “ultrasinistra” – con l’evidente intento di screditarlo, facendogli forse un complimento.

E andando avanti così, le cronache son piene di tali episodi, e si sprecano commenti sui social media su quanto sia poco ortodosso il Papa (sic), e di come tanti buoni cattolici si meraviglino di preti che, citando il Vangelo, ricordano loro che “siamo tutti fratelli”, “i migranti vanno protetti” e altre incredibili tesi di ultrasinistra.

Dalle nostre parti si direbbe che tutte queste persone “vogliono insegnare al babbo come si fa a trombare”, spero mi perdonerete la volgarità. Ma lasciando perdere la dottrina di costoro, che evidentemente all’interno della Lega e degli altri partiti filofascisti la selezione della classe dirigente è frutto di lunghi anni di seminario e di paziente studio delle sacre scritture, ciò che al sottoscritto sembra allucinante (non essendo cattolico né tantomeno cristiano, se non de iure essendo stato battezzato) è l’assordante silenzio della CEI in tutte queste vere o presunte polemiche.

Non mi sembra sufficiente una spiegazione di “low-profile” dell’associazione episcopale italiana. Credo invece che la situazione stia, semplicemente, in questi termini: molti parroci si rendono conto che l’attuale clima politico ecciti sentimenti anticristiani, e che il governo prenda provvedimenti in contrasto col Vangelo; il Papa è d’accordo con loro ma – essenzialmente – ai vescovi italiani ed in generale alle gerarchie ecclesiastiche tali provvedimenti, tali sentimenti, tale clima politico va più che bene.

Non avete una sensazione di deja-vu?

 


Aggiornamento 8/01/2019

Anche le esponenti leghiste Luciana Bartolini e Sonia Pira, con un loro comunicato (lo trovate qui e anche qui), si aggiungono alla lista di quelli che oramai possiamo chiamare “esperti di dottrina cattolica”, ancora polemizzando con don Biancalani, concludendo con
Invitiamo, quindi per l’ennesima volta, il parroco pistoiese ad essere maggiormente in linea col suo ruolo sacerdotale, evitando esternazioni che, probabilmente, non gli si addicono.

Sic.

Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini

Officina aderisce alla manifestazione

Manifestazione Nazionale
Uniti e solidali contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini

Sabato 10 Novembre 2018 ore 14.00
Piazza della Repubblica – Roma

#INDIVISIBILI – #10NOVEMBRE

Pagina FB: https://www.facebook.com/indivisibili10novembre/

Crowdfunding: #Indivisibili verso Roma: paga un posto in pullman a un* manifestante

Sito web: http://www.indivisibili10novembre.org

 

Lettera aperta al Prefetto di Pistoia

Al Prefetto di Pistoia Dott. Emilia Zarrilli

Pistoia, 29 ottobre 2018

In merito ai controlli effettuati dalle forze dell’ordine presso la chiesa di Vicofaro, nell’intervista rilasciata a La Nazione dalla S.V. si afferma che tale azione è stata decisa a seguito di un esposto di un gruppo di residenti della zona, anche se non è stata presentata nessuna denuncia.

Ci sorge spontaneo un parallelo: gli abitanti del centro storico della città, ormai da anni lamentano le stesse problematiche riportate nell’esposto di cui sopra (musica ad alto volume, schiamazzi, sporcizia, deiezioni umane, danneggiamenti, risse ecc.) causate dalla cosiddetta “movida“ che si protrae fino ad ore antelucane.

A quando quindi un analogo controllo, con massiccio intervento delle forze dell’ordine, in proporzione, come a Vicofaro?

RingraziandoLa  per l’attenzione che vorrà dedicarci La salutiamo cordialmente.

Associazione Officina

 

Gentile Onorevole Di Maio …

Gentile on. Di Maio,

Sono passati meno di due anni dalla vittoria del NO nel referendum costituzionale, col quale gli Italiani bocciarono a larga maggioranza un nuovo tentativo di stravolgere il sistema istituzionale che, pur con le sue imperfezioni, ha garantito per oltre settanta anni l’assetto democratico del nostro Paese.
Di quella battaglia vincente aderenti ed elettori del M5S furono protagonisti al pari di tanti altri cittadini, spesso organizzati in Comitati trasversali e unitari, che per la difesa della nostra Costituzione trovarono un comun denominatore e superarono diversità di vedute su altri temi.

Non è improprio pensare che quella esperienza abbia contribuito alla crescita dei consensi registrata dal Suo movimento lo scorso marzo.

Quella ‘riforma’ (come quella berlusconiana del 2005, anch’essa cancellata dagli elettori e dalle elettrici nel 2006) aveva fra i suoi punti focali la contrazione del ruolo del Parlamento per concentrare più ampi poteri nell’Esecutivo; questo veniva ottenuto con la cancellazione della rappresentatività del Senato e con interventi che modificavano l’iter legislativo. Veniva ridotta anche l’autonomia degli organi di garanzia (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale), che erano di fatto scelti dal partito di maggioranza, frutto di una legge elettorale dichiarata poi incostituzionale.
L’autonomia dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giurisdizionale) e la rappresentatività del Parlamento costituiscono le fondamenta del nostro sistema istituzionale, che individua nel ‘popolo’ il detentore del potere (art. 1 Cost.).

Questi richiami giustificano la sorpresa e la preoccupazione con cui in queste settimane molti cittadini (fra i quali non pochi elettori del Movimento) stanno accogliendo alcune vostre iniziative. Fra queste le proposte (formulate dall’onorevole Fraccaro) di riduzione del numero dei parlamentari per motivi economici (allentando ulteriormente il rapporto di rappresentanza con gli elettori) e l’introduzione di un referendum propositivo, le cui modalità (in particolare la mancanza di un quorum di validità) potrebbero far prevalere la volontà di una esigua minoranza su quella del Parlamento (rappresentativo dell’intero corpo elettorale), in nome di una ‘democrazia diretta’ che presenta aspetti non tranquillizzanti nella nostra società caratterizzata da forti limiti al pluralismo dell’informazione.

Ancora più allarmante è stata poi la richiesta di un esponente non trascurabile del Movimento di ridurre i poteri dei Presidenti della Repubblica (anche quelli futuri), i cui interventi sul piano della correttezza costituzionale sono stati invece tante volte invocati e in alcuni casi hanno evitato clamorosi incidenti (Basti pensare ai rapporti fra il presidente Scalfaro e Berlusconi).

Gentile on. Di Maio,
nel nostro Paese stanno crescendo forti tensioni, anche per alcune scelte dell’attuale governo sui temi dei diritti civili, della equità e della solidarietà sociale, cui fa riferimento il secondo comma dell’art. 3 della Costituzione. Solo il ritorno alla difesa dei Principi costituzionali e la scelta della loro attuazione come prospettiva politica può recuperare quel clima di serenità e di dialogo indispensabile in un momento di discontinuità sul piano politico che, invece di aprire nuovi orizzonti, presenta rischi oggettivi di riportarci indietro di un secolo.
In questo quadro l’introduzione di modifiche della Carta non appare una priorità e può solo distrarre l’opinione pubblica da temi ben più urgenti. Fra questi, rimanendo in ambito istituzionale, sicuramente l’approvazione di una nuova legge elettorale che restituisca al Parlamento la piena rappresentatività e ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, e i rischi per l’eguaglianza dei cittadini derivanti dalla concessione di maggiori ‘autonomie’ regionali su temi sensibili come l’istruzione e la salute.

Grazie per l’attenzione che vorrà concedere a queste riflessioni.

Per la Rete per la Costituzione:

Francesco Baicchi, coordinatore (baicchif@gmail.com, cell. 3483828748)
Renzo Barbaro, La Spezia
Beatrice Bardelli, Pisa
Rosanna Cavazzini, Rovigo
Viola Chiereghin, Rovigo
Dario Guastini, Pistoia
Gianni Marchesini, Rovigo
Silvano Martini, Faenza
GianLuigi Melandri, Bagnacavallo
Cinzia Niccolai, Firenze
Roberta Nicoletti, Lucca
Guido Pietropoli, Rovigo
Ivaldo Vernelli, Rovigo
Stefano Volante, Milano

Per l’associazione Officina (info@associazioneofficina.it):

Francesco Briganti
Raffaele Gariboldi
Giuliano Maglieri
Renza Sasso

 

Grillo: attacco alle istituzioni

” Ieri Grillo ha esortato a sminuire i poteri del capo dello Stato. Evidentemente non coglie l’impianto generale proveniente dalla Costituzione e i rischi che si corrono quando si toglie una gamba a un tavolino: non sta più su. ” (R. Sasso)

 

Ho votato 5 stelle alle ultime elezioni!.

 L’ho fatto nonostante da anni andavo scrivendo della impossibilità materiale che corpi dati per morti, destra e sinistra, invece esistendo potessero coesistere nello stesso movimento; nonostante, inoltre ed ancora, lì dove la destra ha forza e potere per agire, lo stiamo vivendo, avesse sempre preso il sopravvento sugli eventuali compagni di cordata;

 l’ho fatto giacché ero convinto che i 5S fossero, e lo sono ai giorni nostri, una sorta di CHEMIO DELLA POLITICA ad esserne un paliiativo e non una terapia risolutiva;

 l’ho fatto, infine, perché ERO CERTO, IN QUESTO SBAGLIANDO, che di fronte allo sfascio del Paese le sinistre, LE SINISTRE!,  MA CI RENDIAMO CONTO DELL’ASSURDO DEL PLURALE?, riuscissero a trovare una via di intesa che le portasse, senza se e senza ma, ad una riunificazione per il bene di una base che, non sapendo più a che santo votarsi, andava migrando per ogni dove.

 Tutto questo scritto, detto e ripetuto ABBONDANTEMENTE PRIMA  del 4 marzo ultimo scorso.

 Ai giorni nostri stiamo vivendo quello sfascio annunciato; stiamo guardando senza vederla l’ascesa, in funzione di una rapidità geometrica, di un consenso paragonabile solo a quello delle pecore dietro il montone a guidare il gregge: le parole di Grillo, in questo ultimo e particolare frangente, non sono  che la dimostrazione sfacciata di un potere conscio di sé stesso, conscio della inutilità di una opposizione a parole e del tutto inesistente nei fatti.

Grillo, però, è un colpevole innocente; Lui è solo un OSSIMORO POLITICO la cui responsabilità è tutta di chi dovrebbe fare la qualunque per arginarne i modi ed il fare ed invece si genuflette su sé stesso nell’attesa di un miracolo a mostrasi che faccia per quel CHI quello che QUEL CHI DA SOLO (SOLI?, VISTE LE TANTE SINISTRE?) NON RIESCE A FARE.

Dunque di che cosa ci si occupa e preoccupa?.

Davvero stiamo qui a discutere, e magari io a scrivere, su cose che vengono dette e scritte, ma non vengono ascoltate e/o lette rispettivamente quando, seppure lo fossero, lascerebbero il tempo trovato?.

 Davvero lo stiamo facendo mentre altri, ben più pratici di noi, hanno preso terreno sul territorio sostituendo, NEI FATTI, quella coralità di partecipazione che faceva delle sezioni di partito, il Pci e gli altri prima che divenissero diecimila,  un punto di aggregazione e confortoche se non materiale, non sempre era possibile, almeno era quel porto sicuro in cui sentirsi amico, fratello, COMPAGNO ( cum panis) di qualcun altro nelle stesse condizioni di idea, ideali e sostanza?.

 

Siamo al punto zero in cui non SERVE PIU’ DISCUTERE, organizzare tavole rotonde, precedute o no che fossero da conviviali adunate; Siamo al punto limita dal quale bisogna ripartire adendo le piazze; radunando TUTTE LE IDEE ED I COMPAGNI che vivono lo stesso disagio di fronte a chi di quel disagio fa arma di crescita e consenso per smarrimento; siamo al punto in cui o si sceglie la lotta: democratica, civile, ad oltranza affrontando problema per problema con fermezza determinazione e risoluzione OPPURE  lasciar perdere spingersi nel più vicino mercatino del nuovo o dell’usato, ciascuno secondo il proprio portafogli, e scegliersi la casacca che più probabilmente si dovrà ad indossare nei futuri, quanto prossimi ognuno decida da Sè, SABATO FASCISTA.

 Per quanto mi riguarda, i compagni, si può ancora usare questa parola?, ora a leggermi me lo hanno sentito argomentare anche sin troppe volte per poter dire che si meravigliano, oggi, di quanto sta succedendo.

 

Si!; io ho votato 5S; ma io speravo nell’intelligenza di RIFONDAZIONE, DI LEU, DI PAP, DI POSSIBILE, DI FUTURA, DEL NUOVO PCI, DI SINISTRA ITALIANA, DEI COMUNISTI ITALIANI, DEI NUOVI SOCIALISTI, DI DIEM 25 e  chi più ne ha più ne aggiunga.

 Ho sbagliato?; certamente SI’, ma non solo nelle’espressione di voto!.

Il futuro sta a noi come la pioggia all’inverno e se non riusciamo, PER STUPIDITA’ ED INCAPACITA’ AD ESSERE OMBRELLO …

 non possiamo, poi, prendercela con la pioggia!.

francesco briganti